«Il mio ex marito è morto e si era risposato. Posso chiedere una parte della sua pensione?»
Oppure, dalla prospettiva opposta: «Sono la moglie del pensionato deceduto. Devo dividere la reversibilità con la sua ex moglie?»
Sono domande che possono arrivare in un momento già difficile, quando al dolore si aggiungono preoccupazioni economiche e dubbi sui propri diritti.
Anche il coniuge divorziato può avere diritto alla pensione di reversibilità, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge. Se esiste anche un coniuge superstite avente diritto, le rispettive quote vengono stabilite dal Tribunale.
Vediamo che cosa significa concretamente e perché contare soltanto gli anni di matrimonio non basta.
Quando l’ex coniuge ha diritto alla pensione di reversibilità
Essere stati sposati, da solo, non è sufficiente. Per il coniuge divorziato occorre verificare principalmente che:
- sia titolare di un assegno divorzile periodico;
- non abbia contratto un nuovo matrimonio;
- il rapporto assicurativo da cui deriva la pensione sia iniziato prima della sentenza di divorzio.
Se il defunto non era ancora pensionato, devono inoltre sussistere i requisiti previdenziali per la pensione indiretta.
Per questo, prima di chiedersi “quanto mi spetta?”, bisogna chiarire se esiste il diritto alla prestazione.
L’assegno divorzile deve essere periodico
La distinzione è importante: ricevere un assegno periodico e avere ottenuto una somma definitiva in un’unica soluzione non produce gli stessi effetti.
La liquidazione dell’assegno divorzile una tantum esclude il diritto alla pensione ai superstiti dell’ex coniuge. Non basta, quindi, ricordare di avere ricevuto un sostegno economico al momento del divorzio: bisogna leggere il provvedimento e verificare come sia stato riconosciuto.
La pensione si divide automaticamente a metà?
Non esiste una regola generale che assegni il 50% all’ex coniuge e il 50% alla nuova moglie.
La durata dei rispettivi matrimoni è un elemento fondamentale, ma la ripartizione non si esaurisce in una proporzione matematica.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 419/1999, ha chiarito che il giudice deve considerare l’elemento temporale, senza renderlo l’unico criterio. La valutazione deve poter tenere conto anche delle esigenze economiche delle persone coinvolte e della funzione di sostegno della pensione.
In altre parole, gli anni contano, ma devono essere letti insieme alla situazione concreta.
Quali elementi considera il giudice?
Nel valutare la ripartizione assumono rilievo la durata dei matrimoni, l’importo dell’assegno divorzile e le condizioni economiche dei beneficiari. Il senso della valutazione è evitare che una divisione puramente aritmetica produca risultati sproporzionati rispetto alle necessità di sostegno.
Può contare anche la convivenza prima delle nozze?
La convivenza prematrimoniale può avere rilievo come elemento correttivo, soprattutto quando un matrimonio più breve sia stato preceduto da una lunga vita comune.
Questo orientamento è richiamato anche dalle Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza n. 35385/2023, nel ricostruire la giurisprudenza sulla reversibilità. Il periodo di convivenza non si trasforma automaticamente in anni di matrimonio: deve essere valutato nel suo contesto.
Un esempio per capire
Immaginiamo che il primo matrimonio sia durato vent’anni e il secondo dieci. Prima del secondo matrimonio, però, la coppia aveva convissuto stabilmente per molti anni.
Una semplice proporzione tra venti e dieci non descrive tutta la storia. Occorre conoscere anche la situazione economica dei due beneficiari e gli altri elementi rilevanti.
Questi dati non permettono, da soli, di prevedere una percentuale. Servono a capire perché una valutazione individuale sia più utile di un calcolo fatto a tavolino.
Come si ottiene la ripartizione della pensione tra l’ex coniuge e il coniuge superstite?
Se ricorrono i requisiti indicati, occorre distinguere due casi:
Se l’ex coniuge e il coniuge superstite raggiungono un accordo, possono rivolgersi direttamente all’ente che eroga la pensione.
In caso di disaccordo, è necessario rivolgersi al Tribunale competente, che stabilirà la ripartizione più appropriata. Il possesso dei requisiti non comporta infatti il versamento automatico di una quota all’ex coniuge: occorre avviare la procedura prevista.
La questione, inoltre, coinvolge anche l’ente che eroga la pensione.
La Cassazione n. 9493/2020 ha ribadito che il giudizio deve svolgersi con la partecipazione dell’ente erogatore, richiamando anche il precedente n. 15111/2005. Nel caso esaminato, la mancata partecipazione dell’INPS ha comportato la nullità dell’intero processo.
È un aspetto poco visibile per chi affronta il problema per la prima volta, ma decisivo per impostare correttamente la richiesta.
Quali documenti conviene preparare?
Per una prima valutazione è utile raccogliere:
- la sentenza di divorzio e gli eventuali successivi provvedimenti sull’assegno;
- la documentazione relativa ai matrimoni e al decesso;
- le informazioni disponibili sulla pensione e sulla posizione assicurativa del defunto;
- i documenti su redditi, pensioni e patrimonio;
- gli elementi utili a ricostruire un’eventuale convivenza prematrimoniale.
Non occorre arrivare al primo colloquio con un fascicolo perfetto. Partire dalla sentenza di divorzio aiuta già a chiarire un punto essenziale: quale sostegno economico fosse stato riconosciuto e a quali condizioni.
Domande frequenti sulla reversibilità dell’ex coniuge
Se il mio ex marito si era risposato, perdo ogni diritto?
Il suo nuovo matrimonio non esclude, da solo, il tuo diritto. Se ricorrono i requisiti, può esserci una ripartizione con il coniuge superstite.
Se ho ricevuto una somma una tantum, posso chiedere la reversibilità?
La liquidazione dell’assegno divorzile in un’unica soluzione esclude questo diritto.
Chi è stato sposato più a lungo riceve necessariamente la quota maggiore?
La durata è un criterio centrale, ma non consente da sola di stabilire il risultato: il giudice deve poter considerare anche gli elementi correttivi rilevanti.
Capire i propri diritti prima di discutere sulle percentuali
Quando si parla di pensione di reversibilità, è facile partire dalla domanda: «Quanto mi spetta?».
Il primo passo utile è verificare i requisiti, leggere i provvedimenti del divorzio e ricostruire la situazione familiare ed economica. Solo dopo si può affrontare la ripartizione con basi concrete.
Se devi chiedere una quota della pensione del tuo ex coniuge, oppure hai ricevuto una richiesta di ripartizione, una consulenza legale può aiutarti a chiarire la tua posizione e a individuare i passi necessari.
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